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PianoSequenza
All'orizzonte, dietro palme metropolitane

Oggetti che sfuggono dalle mani, oggetti che sfuggono dagli occhi, mani che fuggono da pareti spoglie, squallore standard di una vita in borghese. E reclinato il capo, osserviamo quel tanto che basta per non essere più qui.

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DIARI
6 aprile 2009
Un anno
E' quasi un anno che non scrivo sul blog.

Ora, canonicamente, si dovrebbe cominciare con: cosa è cambiato in un anno, o quasi.
E seguendo il solco del 'canonico', si dovrebbe proseguire con: tante cose.
Troppe, sicuramente.

Ma stasera sono in vena di banalità, quindi direi che la vita è stupefacente.
Nel bene e sicuramente anche nel male.

Mi piacerebbe pensare a tutti i pugni chiusi contro una realtà da cambiare, ma da cambiare con razionalità, passione, lucidità, follia.
I principi (etici - morali - politici)  non sono per fessi.
E colori i quali ne sono a vario modo sprovvisti sbagliano a sentirsi più furbi.

Beh, chiudiamo questa parentesi inutile.
La verità è che io in questi mesi ho avuto un costantemente la faccia schiaffeggiata da un vento potente, un vento che mi ha ricordato che stavo vivendo ora, in quel momento, in quella condivisione quotidiana di lotte e passione.
Basta anche un vespino 125 per sentirsi anarchici nella mancha napoletana.

Va bene, per stasera può bastare.

In ogni modo vorrei congedarmi esprimendo la massima solidarietà & il massimo cordoglio per le persone colpite dal sisma in Abruzzo.






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DIARI
8 luglio 2008
Caldo a Napoli, stasera che faccio?
 
Nel mio stomaco, nel ventre di Napoli.

Pensavo al momento dell'attesa, alla sospensione di quei 20 o 30 passi che distanziano l'esaminando dall'esaminatore.
Alla sequenza dei pensieri, alla lucida disconnessione mentale, al sentimento di smarrimento cosmico e all'attimo in cui ci si siede, tornando alla realtà.
Una lista di sconosciuti con i quali ho condiviso nozioni, fatti, leggi.
Raramente informazioni, idee, riflessioni.
Ma il punto, che mi interessa veramente, è l'elaborazione di quel lentissimo flashback e di sequenze nelle quali  un uomo che mi sta dinnanzi parla, parla di cose che io non conosco.
Non è questione di conoscenza tecnica, è solo una strana forma di condivisione di un rapporto sospeso nel tempo e nello spazio.
Nel quale non ci si conosce. Alcuni superano la barriera oggettiva della gerarchia con una parola, dimostrando umanità (humanitas) dove questa è realmente richiesta.
Altri no. Alimentano il mio stupore.
Mi chiedo il perchè di tanta gretta idiozia, quali sconfitte e quali amarezze possano portare ad un atteggiamento così tristemente basso.


Parlo d'altro.

Ho finito con questa sessione universitaria, e sono libero.
Libero di decidere come perdere tempo, libero di decidere quali libri comprare e per quali libri stare male -questo succede anche nel resto dell'anno, però manca quel senso di calda nullafacenza.
Ho cominciato intanto Cent'anni di Solitudine, con colpevole ritardo.
Prime 30 pagine e primi sogni che irrompono. Vai Marquez, credo in te.
Partirò tra poco, il 20 luglio.
Vorrei ancora sistemare delle cose, parlare con certe persone. Con me, ad esempio.
Dopo l'estate mi iscriverò in piscina; ho conosciuto negli ultimi mesi moltissime persone in gamba, soprattutto donne.
Anzi, esclusivamente donne.
A testimonianza di una mia idea, secondo la quale le donne ci stanno superando... mi scoccio di spiegare troppo, in ogni modo penso siano avanti.
Questione di qualche decennio ancora.


Sto ascoltando una bellissima canzone, Fumo Denso degli Otto Ohm
"mi va di trovare qualcuno che dica ti amo senza guardarsi intorno e dirmi cosa facciamo"
 

 (ieri i tuoi capelli)





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vita familiare
1 luglio 2008
comunicazione di servizio
 

volevo dire che ho scherzato, in realtà dio non esiste, me lo sono inventato...

ero solo un modo per farci due risate, nulla di personale eh...





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SOCIETA'
18 giugno 2008
Salvate Britney Spears
 
Con sommo rammarico il globo intero ha potuto apprendere del duplice tentativo di suicidio da parte della pop-star Britney Spears.
Ha cercato di uccidersi, dice un tizio che sta scrivendo un libro su di lei, per ragioni che ovviamente soltanto i più fortunati potranno conoscere acquistando questa preziosa biografia.

Ma vorrei dire a tutti di Salvarla. Vi prego...
Pensate che un Signor Nessuno (che sarei io) in Italia sta lanciando un appello per salvare una pop-star che contro la sua volontà gli è entrata in casa.
Ebbene, io voglio continuare a guardare e ad esserci, ad essere l'ultimo infinitesimo anello di un buisness attento, preciso, calcolato.
Che tutto il mondo continui a vedere, quindi, ciò che B.S. rappresenta. 
Questo è il punto: io non stò parlando di persone in carne ed ossa con i loro drammi, ma di una pura rappresentazione esterna: del simbolo, cioè, di un determinato sistema culturale, di una ragazzina -evidentemente idonea- alla quale hanno fatto scegliere di farne parte e di esserne la bandiera.

Ed ora vuoi spararti in bocca, ma questo proprio non puoi farlo: sarebbe troppo facile spararsi in bocca ora.
Britney, ascolta, tu non puoi lasciarti impunita dopo avere sporcato miliardi di coscienze, dopo che hai propagandato la tua immagine come un feticcio vincente.
Dopo avere suggerito in musica a miliardi di ragazzine che la propria coscienza non conta, che una donna non deve essere emancipata, o che l'emancipazione passa per  una minigonna e il fingere di essere una troietta. 
Che bisogna conformarsi per essere accettati. 
 
In ogni modo devi accettare la tua sorte, cara ragazza acqua e sapone e cocaina e antidepressivi e pop e alcool.
Britney, non ti sparare in bocca. Continua a sguazzare nel fango che hai propagandato;
ce lo devi.



Con enorme scoramento,

un Tassello




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teatro
2 giugno 2008
Guerra
Chiamate la polizia internazionale

per ritrovare quei posti, ancora

loro lo sanno, e anche i caschi blu

chiamate i reparti speciali

chiamate i vigili urbani, evanescenti e sfuggenti come solo loro sanno

chiamate i controllori che controllano i biglietti sui pullman o quelli che controllano i polsi dei viaggiatori spaziali

sono i pionieriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii della ricerca cosa credi.

la ricerca dei posti. Ok Ok.

La tua faccia ancora: ti stanno cercando tutti! Scappa, scappa scappa scappa.

Ti riprenderò?

Bunuel: da un sogno in un alto: that place again.

Quale delle due sei

quale delle due sei

quale delle due non sei, non sei mai tu; mai.

ah, riuscire ad entrarti dentro per un secondo solo; mi affido ai reparti speciali e all'intercessione dei generali.

Colonnello, make the apocalypse now.

DIARI
31 maggio 2008
La perfezione

Antico, sono ubriacato dalla voce

ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non piú degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi cosí d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.



Eugenio Montale, Ossi di Seppia;



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spettacoli
29 maggio 2008
Ancora sulla sconfitta

 
Zefiro

ogni nome

greto

sricchiolavano i saluti

raccogliere

segno incerto

labbro

tuoni (?)



Mai sconfitta fu più propizia.
Mai sconfitta fu più nascosta.
Mai fui sconfitto così: lo sapremo in pochi.





Loro che sfumano a Padova.


Ora

Ricominciare




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danza
27 maggio 2008
Sconfitte trasversali
 
Troppi anni in più a me.
14 libri all'attivo, sillogi antologie premi racconti e tutto il resto.
Erano in troppi.






Lei poi sfugge, ma non mi fermo in nessuno dei due casi. Soprattutto nel primo.









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musica
17 maggio 2008
Offlaga Disco Pax
Ascoltarli a scuola in modo coatto.
Diffonderli al supermercato, nel centro commerciale.
On air su Emtivvì 24 h al giorno senza interruzione pubblicitaria.
Su All Music, su Rete Italia Solo Musica Italiana.
In radio, nelle stazioni di benzina, ai caselli.
Nei negozi, nelle piazze, nelle chiese, nelle moschee.

Il meglio che questo paese ci stia offrendo, e aprire gli occhi, ora.

Sensibile, ODP:

La parola sensibile è vaga come stelle dell'Orsa.
Francesca Mambro fu protagonista dell'eversione nera degli anni '70,
si è presa qualche ergastolo
per omicidi organizzati, realizzati, rivendicati, confessati,
ma si è proclamata innocente rispetto alla strage di Bologna.
Francesca Mambro era allora come oggi la donna di Giusva Fioravanti,
un tizio colpevole di decine di delitti a sfondo labilmente politico.
Delitti diventati famosi per la ferocia e la facilità con cui vennero commessi,
spesso a danno di gente che nulla aveva a che fare con le sue cause,
e a volte dettati dalla follia piuttosto che da un qualche credo neofascista.
Un ragazzo la cui gioventù venne violentata da troppa televisione.
Giusva era uno pronto per la Uno Bianca prima della Uno Bianca.
Qualche anno fa un giudice chiese a Francesca
perchè lo scelse come compagno di vita.
A questa domanda rispose con una frase da ginnasio nichilista,
lapidaria,
nel senso di lapide:
"Giusva era il ragazzo più sensibile che avessi mai incontrato".

Che razza di tipacci fossero gli altri ragazzi che aveva frequentato
non ci è dato sapere.
Di sicuro Francesca con gli uomini non è stata fortunata,
e la parola sensibile resta dubbia e ambivalente
come il coinvolgimento dei NAR per i fatti del 2 agosto 1980.
Francesca Mambro è citata nei ringraziamenti di un disco intitolato:
"Abbiamo pazientato 40 anni, ora basta!"
Sensibili anche loro.
Per evitare di confondere la sensibilità con l'eversione fascista e stragista,
stabiliremo dei limiti.
Definiamo quindi neosensibilismo il nostro modo di essere sensibili.
E tutto si distacca dalle ambiguità di Francesca Mambro
da cui ci dissociamo, anche per l'uso sconsiderato e irresponsabile del vocabolario.
La signora Mambro e il camerata Fioravanti sono fuori di galera.
Fa male ammettere che al momento vincono due a zero





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musica
21 aprile 2008
Suonare
 
Ho rivisto i fantasmi.

Erano dietro una serie di  nuvole, le note sono riuscite a prenderli. Erano proprio lì; questa volta non mi aspettavo di vederli.

Ho alzato gli occhi e la mente ha superato quel limite.

L'ultimo pezzo, sempre lui; 

Ho sentito.  'Fuoco su di me'.

Si è alzato quell'ultimo velo, poi nulla.

Dal  palco  ho visto le 4 freccie dell'auto lampeggiare, all'altro capo di piazza Dante.
Il problema del parcheggio a Napoli mi riporta sempre alla realtà.



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DIARI
13 aprile 2008
Mezzoggiorno di Voto
 
Che non si dica che non sono democratico!
Una bella X e via ogni paura. Verso il futuro e oltre.

Magari Berslubboni vincerà again? Veltrascaus forse? Sberxinox? Sfasini? Santanquando? Bosnedli?
Beh, non si può non ammettere che oggi, in quella sfavillante scheda rosa, c'erano tutte uniche alternative.
Anzi, Uniche Alternative Possibili.
Non una che suggerisse un "si ma forse sai io in politica un po' ci bazzico ma così senza impegno giusto quand'ho tempo per divertirmi ok ciao a presto"; No.
Ma è giusto eh... se ognuno dice di essere l'unica alternativa valida è logico che il resto è quantomeno NOIA.
E non ho detto Casini, ho detto noia noia noiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.
Maledetta noia.

Vabbè senza divagare, un voto è un voto. Principio nominale. 
Studio Giurisprudenza, mica bruscolotti, nè?


Domani sono tutto il giorno all'universitaus, e si prevedono asperrime lotte politche tra fazioni opposte: io tengo per i Montecchi, e attenti che vi faccio il culo.

Comunque, apparte i politicismi trasversali, ultimamente avverto dei difetti di comunicazione col genere femminile.
Difficoltà tecniche?
Secondo me ho problemi a capire il linguaggio delle donne, ma questa non è una novità, e comunque necessiterei di relezioni magari un po' più intense del più e del meno.
Magari anche un diviso non è che mi dispiacerebbe.


AH! Incredibile, quasi dimenticavo! Ho scoperto che la tizia che mi ha fatto palpitare per qualche mesetto in realtà convive!! Eh si, cari lettori e viandanti e diseredati a vario titolo, la tizia convive felicemente e neanche prendersi la briga di farmelo capire, o se non voleva farmelo capire di scoparmi perlomeno.
Voto 8 per la simpatia.
(per suggellare la felicità della coppia, auguro alla coppia medesima che si sfondi il preservativo.
Non c'è gioia più grande di un figlio, o sbaglio?)

PS: Berlusconi ha accarezzato un bambinaus di 3 anni e gli ha detto "anche io ho un nipotino" e il bambinaus commosso dalla bontà Disneyana del Cavalier Berliusc gli ha regalato un mazzetto di fiori.
Voto 9 per la tenerezza, questo paese si crogiolerà nella bontà.
(mi sento già anche io più buono)




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DIARI
11 aprile 2008
Alza al Massimo il Volume


Intimismi alle soglie del voto.
Centimetro dopo centimetro sembra quasi di attraversare un tunnel perpendicolare e arrivare a terra.
A terra: mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata; si moltiplicano i passaggi e le citazioni.
Sono solo salti, daltronde.
Ecco cosa sono i Massimo Volume: una stanza buia, delle luci che irrompono da fuori, una serie di gesti ciechi e d'immagini potenti.
Poi quei dialoghi, Leo, le tue visioni.
Gli intrecci delle chitarre, i testi.
Perchè siamo andati a tramonti, muti, e sperduti abbiamo riso.
Malgrado le palme e le panchine.
Quella forza vagamente devastante della poesia; lungo i bordi ha strisciato fin dentro lo stomaco, nelle vene, quando ho viaggiato e, ricordi?, mi stavi accanto, parlando di quelle cose vaghe che mi pareva d'avere già sentito migliaia di anni fa.
Nell'attimo in cui reciti, la mia vita è tutta lì: la progressione di gesti concreti che improvvisi squarciano quel senso che mi affanno a cercare.
Non ci sono interruzioni pubblicitarie, o pause.
Stanze.
Migliaia di passi
Migliaia di passi che io so, sai?
Io li so quei vostri passi.
Sono bravo, vero?
(fuori la peste)
Ditemi che sono bravo.

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DIARI
5 aprile 2008
Juboxe all'idrogeno
 
Non so cosa mi manca.
Quella pressione che ritorna, sempre, continua, costante.
(la stronza prende alle spalle, quando sto distratto)
Stringe comunque, la fretta.
Non saprei dire cos'è; un bisogno forse. Una condizione, anche. Mumble.
'Fretta esistenziale'... sorvoliamo.

"odora di spirito giovane"
eh, vecchi tempi.
Sarà più o meno da allora che è comparsa questa pressione maledetta, o quel bisogno al quale ancora non mi viene di dare un nome.
Sfroglost, magari.

Esco e vado a vivere un elettrizzante sabato sera nella Napoli che conta.
(bassifondi, vicoli scuri, cuozzi molesti, o jesù, aret a palm, beeeer, mandolino me lo porto nun se po mai sapè o lascio rint a machina, chitarra se sta a casa, e tanta frizzante allegria. Olè)


Posto una foto di me a quindici anni, sentenziando: I quindicenni sono romantici (non quelli che descrive l'umile scribacchino Moccia, quelli tutt'al più sono imbesuiti).
Ero capellone, e quella gnocca accanto a me è Silvia.


diari di viaggio
9 marzo 2008
In Viaggio # 2

L'Italia vista dai finestrini delle auto è un enorme corpo disteso contro un orizzonte di libertà.
I paesaggi ci hanno raccontato la fisionomia delle persone, città e strade del nord -così aliene ai nostri occhi meridionali- hanno modellato nuovi mondi, hanno aggiunto con lentezza e pazienza tasselli d'inafferrabile conoscenza e amore.
Un pò di buon senso forse ci dovrebbe continuamente rammentare che il nostro mondo è davvero troppo piccolo, e un viaggio solo può dare la giusta misura d'ogni cosa.
Osservare il paesaggio toscano costruirsi e dipingersi di verde ad ogni kilometro, vederlo spegnersi e sparire in Veneto, fermarsi in Emilia. La giusta misura di una realtà più grande del fazzoletto di terra che ci ha cresciuto.
Per qualche ora non abbiamo sentito l'odore del mare, abbiamo lasciato che nuove linee e nuove canzoni fossero il sottofondo di atti consolidati e già trasfigurati in questo prevedibile presente.
Ovvio contrappunto di questa notta troppo comoda trascorsa solit'aria nel mio letto, dopo avere dormito col culo per terra e con le stelle nella stanza, dividendoci due materassini e quattro coperte, marcidando nel sonno e illuminandoci al risveglio.
Quelle notti già così lontane.
Immagino: noi solo noi sempre solo noi a ridere attorno ad un narghilè affossati nel centro di Napoli pensando ad un tempo fermo nel quale noi solo noi sempre solo noi vivevamo.
Attraversando da solo la Mancha ho capito che nei viaggi la vita scorre due volte più veloce.
I piano sequenza -ai quali sono così stancamente affezionato- vorticano e facciamo fatica a star dietro alla telecamera.
Viaggiando arriveremo un giorno a scoprire negli occhi di genti diverse un piccolo particolare che, forse, ci renderà più vicini di quanto possiamo immaginare.
Quell'accento padano, lo spritz, il freddo e la nebbia, l'alcohol, le strade ordinate, Padova - la sua solitudine surreale e noi come in un quadro di De Chirico-, Vicenza e il Loro calore, Venezia che quando piove non hai scampo, Venezia che abbiamo girato in bilico su una Libertà pericolosa, Venezia così costosa e tre panini una pizza una coca 27 euro, Venezia e quegli scampoli di verità che ho trovato così simile a quella nascosta tra i vicoli napoletani.
Cosa rimane ora? Cosa rimarrà?
Ancora nuovi tasselli a renderci uomini, ad aprirci la mente e a ricordarci che scappare non è sempre un male, che anche le fughe disperate in fondo sono un attaccamento viscerale alla vita.
Che è bello poi reincontrarsi con delle persone che vivono a migliaia di kilometri lontano nel tempo e nello spazio, che in fondo in questa insensata velocità è ancora possibile fermarsi e guardarsi negli occhi, che l'imbarazzo è normale, che anche se un po' a fatica ci riappropriamo del nostro essere donne e uomini, così vicini e teneri nelle trattorie e nel vino, che il cuore si è stretto al tuo fianco e che quel panorama vicentino è così simile a quel panorama napoletano -dopo la birra su a San Martino me ne ricorderò sempre-.
Che come sempre sei bellissima.

Una volta, studiando un libro sulla metodologia dello studio della storia, l'autore diceva chiaramente che è necessario cercare solo le differenze tra paradigmi storici per potere collocare correttamente in un determinato contesto un fatto, un avvenimento, anche solo una parola.
In viaggio abbiamo fatto il conto delle differenze e delle somiglianze, ma solo il conto delle differenze ci renderà più ricchi. Le somiglianze invece -mani silenziose sugli occhi- ci riscalderanno quando disabituati al freddo tremeremo.

A tutti voi, come sempre.


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spettacoli
2 marzo 2008
Sant'italici e la chanson de Baudò
 I vincitori di San Remo da Baudolandia sono:

Lola ponce joe di tonno anna tatangelo "gigi ti amo" e più in generale il conformismo all'italiana, incrostato di una intollerabile banalità che proprio non vuole morire; però c'è un'aggiunta: il Poppunk.
Neologismo coniato per un gruppo di italici imbecilli -i Finley, per essere chiari- che sono la spolverata di giovanilismo rock che tanto necessitava il festivàl: non si dica che non sono democratici.
Eppoi sono pure politicizzati: Tiromancino/Zampaglione è stato davvero 'cattivissimo', assolutamente non prevedibile e perdipiù acutissimo: "a me della musica/ non mi frega più niente/ sono dirigente". Evvabbè.
In tutto questo poi  ti viene da odiare l'amore. Se la rappresentazione dell'amore deve necessariamente passare per parole diabetiche.
Hanno spacciato inoltre questa paccottiglia per la Qualità, contrapposta invece alla formula reality che, quella si, è trash.
Ma caro Baudo, è troppo facile confrontarsi con chi parte morto in partenza, con degli aborti morali civili culturali.
Del resto mettere Moccia "il letterato" nella giuria di qualità -ennesima conferma che le parole non hanno più alcun senso- non deponde certo a favore... non voglio usare la parola arte, ma perlomeno di espressioni musicali accettabili.
Uno schiaffo a caso: Finley e Meneguzzi davanti al Gazzè.
Bah!

Nota positiva: Tricarico ha vinto il premio della critica. Riproducendo tristemente quella scissione incolmabile tra pubblico e addetti ai lavori.
Un pò come qualche anno fa che vinsero i Quintorigo con quel capolavoro di Rospo...
in ogni modo, Tricarico è stato impagabile. Indipendentemente dalla canzone, che mi pare valida, lui ha saputo trarsi in disparte dal conformismo becero degli pseud'artisti sanscemesi; evviva i disadattati, gli assurdi, gli svampiti. Quelli che cantano male però riescono a stare male quando lo fanno. Che si sentono vivi sui palchi (e mi ci metto anche io da buon chitarraio in mezzo)

Ultima nota: Annatatangelo"Giggggi ti amo" siamo tutti noi in diretta televisiva. E' il senso di una civiltà che autoreferenziale si sputa in faccia.

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sentimenti
23 febbraio 2008
Il titolo è un campo obbligatorio
Il titolo è un campo obbligatorio: lo scopro alle 3.31.

Un campo obbligatorio... un campo obbligatorio, un campo obbligatorio.
E' dunque sempre d'obbligo scegliersi il campo, o scendere in campo, come ben altri retori hanno pubblicizzato in anni particolarmente bui.
Ciò che credo è che alla fine sia sempre una questione di immagini.
Quasi d'apparenze. Confidi che le persone -meglio: quella persona- sia coerente proprio con l'immagine, quasi con la rappresentazione che dà di lei. 
Eppoi ti ritrovi per caso con quell'inaspettata visione che ti si modella sulla retina e succede: ti sfonda il petto.
Te lo apre in due parti, dimodochè il mondo possa vedere la folla d'ingranaggi che si affanna e cigola impazzita per dare una spiegazione a ciò che hai appena visto.
Non riesce a sanare la crepa che si è formata per l'evento inatteso, allora lo stridore diventa insopportabile-insopprimibile e l'unica soluzione diventa cavarti gli occhi.
Dimenticare.
Ma poi la tua Lei e quel lui qualunque diventano ospiti che non puoi scacciare semplicemnte scorticandoteli, gli occhi. Ci sono. Hai commesso un errore.
Bukowski direbbe che ti sei giocato il cavallo sbagliato. A me Bukowski non è mai piaciuto molto.
Del resto ho sbagliato.
Però c'è una rabbia quasi strisciante, surrettizia, che mi prende allo stomaco.
Mi chiedo perchè tutta questa fottuta insensatezza, perchè soffrire senza che una vera ragione giustifichi il dolore.
Forse, in quel caso -nel caso della ragione, intendo- avrei potuto anche accettare che quella Lei mi sfondasse il petto.
Sarei stato disposto a farmelo aprire e sezionare per bene: come vuoi, quanto vuoi. 
Ma così no. Non puoi.


in fondo, si tratta d'un effetto straniante: pensarti è anche questo.



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SOCIETA'
14 febbraio 2008
Medievalismi


Voglio dire... sono agguerrite.
Quando sono toccate nel profondo, offese in uno dei momenti più tragici della loro esistenza, trattate come "assassine"... allora alzano la testa.
E lì non c'è nè per nessuno.
Preti e pseudo preti, chierici, Ferrara e co.: attenti, chè sono agguerrite!
Attenti perchè hanno dignità e orgoglio, e sono fiere della loro identità.
Attenti, perchè molte di loro portano con sè stesse traumi per l'intero arco della loro vita, per via di quell'atto, e nel dolore non accettano che qualche ipocrita le additi come omicide o pretenda di togliere loro la scelta, anche se drammatica.
Eppoi, suvvia, non si può tornare indietro di trent'anni. Non ve lo permetteranno mai.


ps: hai voglia a metter su polizia in tenuta antisommossa...



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DIARI
31 gennaio 2008
3 punti. Ma non di sutura.
Punto uno.
Sogno interessante. Nuovamente la notte, con due tentativi di aggressione ad opera di "stranieri": un uomo di colore mi viene incontro nella strada completamente deserta e lentamente si gira e mi guarda.
Vengo colpito dai suoi occhi: una cattiveria profonda, radicata, lontana.
Forse, dopo tanto tempo, sto riuscendo a capire (grazie subconscio, ti devo un favore!).
Molto interessante, comunque.
Catena di un assurdo susseguirsi di sogni sui quali sbatterci la testa;
In genere non dò consigli e ancor meno ne accetto da esseri semireali che spuntano dai blog, però esiste una parte di noi stessi (oddio mi sento un incrocio tra Morelli e Crepet con una spruzzata del sempregiovaneebello Meluzzi)...dicevo esiste una parte di noi nascosta, oscura, aggressiva, dolorosa con la quale è decisamente molto molto e arimolto meglio venirci a contatto. Giurin Giurato dislessico. Ok fine della pubblicità.
Ad ogni modo, e concludo la seduta, in quest'acqua ci sguazzo a meraviglia, vista l'attrazione quasi morbosa che ho per l'onirico e il surreale (Fellini, Bunuel, vi devo un favore!).
Ah l'ultima cosa, i leitmotiv psicosolubili sono: complesso di colpa / capro espiatorio. Allegria.

Punto due. Le donne.
Le ultime due donne dalle quali sono stato seriamente attratto sono due svampite. Ecco l'ho detto.
Due che secondo me non hanno grande dimistichezza col reale.
Nessuna delle due ha il cellulare.
Ora, porco mondo (come direbbe Travis in taxi drive. Ops, mi sento Travis di taxi driver) va bene che siete libere-indipendenti-emancipate-bellissime (forse l'ultima centra poco), ma cristo viviamo nell'era della comunicazione. eccheccazzo.
E' bello ogni tanto parlarsi, no?
Eppoi non sai mai cosa provano, cosa vedono, cosa mangiano. Me le scelgo tutte io.
Stasera sono in vena di 'facciamoci i cazzi miei'. Ebbene, la prima delle due è stata la causa (assolutamente indiretta e senza colpe: Maurizio -nome di fantasia, n.d.r.- gli storici ti definirebbero congiunturale) della rottura di una storia pluriennale e, forse essendo estremamente intelligente (o io particolarmente deficente, ma non credo: anche io ti stimo tesoro) ancora dopo sette mesi di conoscenza non riesco sostanzialmente a capire cosa cazzo le passi per la testa. Davvero.
La seconda, poi, idem come sopra. Neanche risponde alle mail. 
Ok non hai ancora internet e sei "libera-indipendente-l'utero è mio lo gestisco io-stregamangiauomini",  però infilati in un internet point dimmerda, o no?
Ah, non è che non abbia dato cenni di "anche tu mi piaci, eh!, non è che ti sono passata addosso e nanche mi sono accorta che avevi una mano che ti spuntava dalle orecchie".

Punto tre.
Sono partiti i disegni preparatori di un grande progetto che solo a pensarci mi mette le lacrime agli occhi.
Basta solo che non mi si offuschino però, perchè i miei occhi continueranno ancora più  a registrare alacremente tutto ciò che si muove. Tutto.
Occhi di cronista, del resto, e come si sa la cronaca offre molto. A Napoli, poi, che ultimamente... vabbè.


A presto,
Silvio Pellicano (nome di fantasia, come Maurizio di cui sopra N.d.r.)



permalink | inviato da Piano Sequenza il 31/1/2008 alle 21:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
POLITICA
24 gennaio 2008
siamo l'impero alla fine della decadenza
 
quando si è sbronzi non ci si autocensura.

bene. ora un breve spazio di luce sull'apparire caparbio di un gesto romantico.
sulla lenta ricostruzione che ne fa la scrittura, esprimendo come nessun'altra cosa potrebbe l'osservazione attenta del reale.
bene. il gesto romantico, dunque.
mi vengono in mente i poeti decadenti. la loro attrazione profonda per i periodi di decadenza (la crisi dell'impero romano, ad esempio, dopo il periodo classico), quella profonda coscienza della sconfitta, forse della morte, in ultima istanza.
ebbene. il nostro, un periodo decadente. e poi la sconfitta.
una sconfitta tutto sommato improvvisa. un tradimento, per ragioni meschine.
eppure, nella sconfitta, si può conservare il proprio Onore.
si può pretendere che colui che sta infierendo l'ultimo e mortale colpo debba sostenere il tuo sguardo. dichiarando apertamente le sue intenzioni.
forse, nella danza delle volgarità che vortica nei telegiornali e rimbomba pressante nell'etere, c'è stato lo spazio per un grande gesto finale.
quel gesto che tuttosommato ancora rende uomini, e non biechi figuranti.
lo spartiacque, l'assunzione della responsabilità.
Antigone. Antigone, la tua coscienza mi pare più lontana che mai.
e le parole inadatte ad esprimere quei bagliori improvvisi, quegli sprazzi di dignità.

siamo l'impero alla fine della decadenza.
ma oggi c'è stato lo spazio per l'ultimo atto, per il volto dello Stato che ancora si leva e ancora ha il coraggio di guardarsi negli occhi. 

poi, dopo, un nuovo lungo sonno.

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DIARI
10 gennaio 2008
Muàtuà



Spettatore di vuoti (sporchi)



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24 dicembre 2007
Au revoir
 

L'occhio in divenire scandaglia l'aria

passa e ripassa sui volti, fissandoli bene a mente.
Sono le decisioni minime a coinvolgere un'ospite importante. Il più importante.

Tassì, si cambia galassia.
Intercapedini di gesti dolcemente appassiti, lì nel centro c'è troppo vento.
Ed è proprio il vento che ti accompagnerà lì, soffiando come in una tromba in sordina.

Salutiamo il re. Il paese e i suoi misteri. Le strade e i fantasmi che ci annegano dentro.
Salutiamo il passato, e il futuro che diventa ora l'ipotesi per antonomasia.

Ora si va da soli. Perchè alcuni viaggi non prevedono più di due persone.

la letteratura dà il senso di ogni guerra
miliardi di gesti e solo uno che dice.
ma è un attimo, un tradimento istantaneo
un attimo solo dal quale emerge ciò che ci si annida dietro, sopra, sotto, dentro. Dentro.

Rileggevo quel libro. Avevo pensato le parole, ma ora non le ricordo. Però:

ricordo da bambino le lotte per giocare in un cortile che era il tuo soltanto, il frutto della tua generazione e della tua famiglia: sono quelle nostre guerre private a darmi il profumo della mia infanzia e del sangue giù dal naso sulle ginocchia sui gomiti, quel sangue che bruciava e ti giuro brucia ancora come quando stanco ogni giorno tornavo da scuola e mi sedevo lì con te e mangiavamo assieme mentre un mondo ci svaniva attorno.
Le lacrime lavano via il dolore. La mente ti ha tradita.

Grazie, magari un giorno ritornerò ragazzino ad insanguinarmi le ginocchia con te che mi urlavi di smetterla di giocare e distruggere tutto quello che mi stava attorno.

Addio, che la terra ti sia lieve

Ad.




permalink | inviato da Piano Sequenza il 24/12/2007 alle 15:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
15 dicembre 2007
Ho capito
 

aspetta, aspettami     quanti secondi non so se basti una vita     sono troppe notti che dormo aspettando un'immagine: riflettendoci su convivo con foto sfocate figlie di un viaggio che porta troppo lontano     e porta nei bar e il rosso di tappezzerie e tavoli e tende mi accende la mente mentre ti muovi spostando porzioni d' aria       dormire non è la soluzione e l'attesa diventa prostrazione, in ginocchio    l'ho sempre saputo che in fin dei conti sarei stato costretto a convivere con quest'ospite scomodo questo bastardo sapevo che poi finiva per decidere -cosa? tutto        anche contro la volontà ma in fin dei conti cosa decidiamo davvero? qual'è il nome che diamo a questa strada che sbanda e travolge auto e automobilisti e     solo nel sonno che non è la soluzione ma offre utili consigli su come avere rapporti sani col proprio subconscio a volte uno spiraglio filtra come luce improvviso è tutto improvviso è tutto troppo improvviso     ma parlavo d'altro parlavo di un'immagine che veglio e attendo portarmi pace e tremo all'idea che tu poi passi lenta  sfiorandomi  e tremo perchè tutto avviene in questa danza lenta         oddiosanto meravigliosa stupefacente danza lenta che ci porta ogni maledetta notte su pianeti sconosciuti al resto di un mondo mediocre che rimane attonito alla finestra a guardarci scintilliare bruciando tra le fiamme         ci pensi? se solo sapessi se solo tu sapessi in cosa ti possono coinvolgere le sinapsi di un mezzo pazzo      in quali oscuri riti primitivi in quali nobili walzer cosmici        e l'attesa ancora a ricordarmi che la realtà non pretende il suo spazio la realtà è in quello spazio       proprio questo questo soltanto è il problema ma se aspetti ci provo almeno ci provo a risolvere quella distanza semi-siderale che in teoria avrebbe il fine di dissolvere la realtà

immagina

immagina un lampo improvviso la luce entra con forza accecandoci noi contro il muro è l'ultimo blues si questo è l'ultimo prima di partire le mani sono strette contro la rete la polvere ci secca la gola ci siamo quasi ogni passo ogni passo pesa un'eternità siamo noi quelli visti da lontano cazzo che scintillio dove lo puoi vedere un'altro bagliore come questo cos'è cos'è cos'è non te lo domandare lo sai già questo è amore


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permalink | inviato da Piano Sequenza il 15/12/2007 alle 19:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
POLITICA
11 dicembre 2007
ITALIAMERICA E LE BIMBE A DIECI ANNI
 

-Ciao
-ciao!
-senti è un pò che ci penso.. cioè è una curiosità più che altro. Com'è essere una bambina 
 di dieci  anni?
-direi bello
-bello?
-si
-e cosa fa una di dieci anni?
-non so cosa fa una di dieci anni
-tu cosa fai?
-boh, disegno
-Ah disegni, e cosa?
-io papà mamma e quella scema di mia sorella Giovanna
-capisco. ti diverti quindi?
-si
-a scuola che fai?
- a scuola c'è la maestra Cinzia che mi vuole bene e anch'io e poi impariamo i numeri e leggiamo
   le storie.
-forte
-si però c'è Mario che mi tira i capelli
-davvero? e perchè?
-non so perchè... mi dà anche i pizzichi
-capito. Forse gli piaci
-...
-...
-è un cretino
-dici?
-si. E non gli presto più i colori
-mmm
-si non se li merita
-Beh se hai deciso così
-si è cattivo e mi deve chiedere scusa
-ma non è che lui ti piace per caso?
-...
-...
-Senti hai visto Berlusconi è salito su un'auto e ha fatto un nuovo partito
-si ho visto alla tivvù c'erano  le winx e poi anche berlusconi
-cosa ne pensi?
-le winx sono le mie preferite c'hanno i poteri che vorrei avere io per picchiare a Mario
-bene però mi riferivo a berlusconi
-mmm... non so è forte
-ti pare?
-si è divertente. papà dice che qui in italia ha trovato l'america (ride)




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sentimenti
9 dicembre 2007
Comincia a far male
 


Comincia a fare male.
Prima gli occhi, poi a scendere verso lo stomaco, le gambe.
Poi improvvisamente su, risalendo le arterie polmonari, l'aorta, gli atri, i ventricoli, il fascio di nervi lombare e quello polmonare.
Le vene alla base del collo.
La lingua, letto di morte d' ogni parola.

Comincia a far male, questo pudore.

Ricomincia quel senso di attaccamento al sangue, quel vuoto d'aria e quell'assenza improvvisa di cristi e palazzi e strade e macchine e piazze e pedoni che passano sfiorando forse te ma mi dispiace sono ignifugo.
E poi io non so bruciare in pubblico.
E' una danza lenta che si nutre d' immagini scattate di nascosto. E di nascosto consuma.

Sono le immagini dei tuoi sorrisi.




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DIARI
8 dicembre 2007
Fenomenologia della scomparsa degli zampognari
 

Pullulano le associazioni sovversive.
Brigatisticamente rivoluzionari suoni house-tecno vengono impudicamente proposti in negozi esplodenti di tritolo natalizio rigorosamente indispensabile e a buon mercato, perchè l'economia ormai non gira più e il tizio della pubblicità si è impiccato l'altro ieri.
Clacsons feroci reclamano il proprio spazio nel mondo con evidente voglia di augurare felicità e bontà ad altri clacsons altrettanto contenti e festivamente feroci.
Intanto i proprietari dei SUV con costanza certosina staccano immantinente le sinapsi appena giunge il momento del parcheggio.
Solo allora interviene la scienza e precisamente l'entomologia, allorchè orde di studenti sbarbati cercano di spiagare come elefanti su ruote possano giacere immobili in mezzo alle strade o sui marcipiedi stimolando i glutei delle signore che coi carrozini sulle spalle cercano di scalare quella montagna di lusso un pò fetish.
E allora ecco il verdetto della scienza: "sono degli stronzi".
Ecco. Come sempre mai l'uomo comune avrebbe potuto prefigurare una tale complessità d'analisi.
Intanto flauti natalescamente tecnologici intonano stonati antico-moderni gingles presi direttamente dalle hit meidiniuesei,  stroncando defintivamente le carriere già precarie degli zampognari.
Ecco il punto.
La repentina involuzione di questi mirabili attori sociali vigliaccamente relegati dalla memoria collettiva ad un passato arcadico-caprino, sicuramente poco in linea con le ultime tendenze depilatorie proposte dal salotto della De Filippi.
E' vieppiù difficile anche una minima labile figurazione di questi pastori un pò avanti con gli anni, avvinazzati, con i giubbotti di pelle di pecora e dialetti poco intarnational intenti a prendere parte ad un filosofico dibattito con tema riguardante i ritmi gastrointestinali delle letterine.
Allora prendiamone atto, i tempi cambiano. 
Eh si, perchè uno zampognaro non risponde agli standard richiesti dall'establishment del buisness, gli manca l'e-learning, non fa outing, non è fashion-style o full organized.
Non ha neanche il personal manager.
Zampognaro. Già il nome...
Voglio dire, bisognerebbe quantomeno approntare un presto restyling del marketing.
E allora sarebbe già avanti con: "The new horizons of the Bagpiper: the Zampogna nu style".
Magari metterci qualcuno a rappare sotto. Iscriversi ad un circolo delle libertà. Un duo con la Brambilla magari.
Geniale.
Bisogna reinventarsi.
Sotto natale poi...











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permalink | inviato da Piano Sequenza il 8/12/2007 alle 18:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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